La città di Bologna si è dotata nel 2014, prima in Italia, del Regolamento sulla collaborazione tra cittadini e Amministrazione per la cura e la rigenerazione dei beni comuni urbani: uno strumento, che si è poi diffuso su tutto il territorio nazionale, nato per sostenere e valorizzare l’autonoma iniziativa dei cittadini, singoli o associati, per finalità di interesse generale. Questo strumento ha aperto un processo di cambiamento a passo d'uomo con l'obiettivo di favorire la condivisione delle responsabilità nella cura e nella rigenerazione della città e permettendo agli abitanti di fare la loro parte grazie alla possibilità di stipulare dei “patti di collaborazione”.
In questo senso i Patti rappresentano un fattore di innovazione e di ricchezza: ogni patto è nuovo e diverso perché combina in maniera inedita Comune, servizi, cittadini, associazioni, migranti.
Sostanzialmente un patto di collaborazione prevede che un bene comune possa diventare oggetto di azioni di cura, rigenerazione, riuso o gestione per iniziativa di cittadini singoli o associati, ovvero su proposta dei funzionari o dei responsabili politici comunali. Tale proposta proviene “dall’alto” o “dal basso” ma risulta sempre come azione, materiale e/o immateriale, che non può prescindere dal responsabilizzare le diverse parti contraenti, che si impegnano a rispettare gli impegni pattuiti.

Ad oggi sulla piattaforma Comunità della Rete Civica Iperbole sono pubblicati numerosi patti di collaborazioni attivi e altrettante proposte (diffuse e continue) che ben testimoniano la sensibilità "civica" verso un approccio preventivo rivolto a tutti, oltre che curativo delle persone bisognose.
Le proposte di collaborazione per la cura e la rigenerazione dei beni comuni urbani riguardano principalmente i seguenti ambiti: beni materiali come strade, piazze, portici, aiuole, parchi e aree verdi, aree scolastiche, edifici; beni immateriali come l’inclusione e coesione sociale, educazione, formazione, cultura, sensibilizzazione civica, sostenibilità ambientale, riuso e condivisione; ambito digitali come siti, applicazioni, social, alfabetizzazione informatica

I soggetti proponenti, invece, sono perlopiù associazioni e comitati di cittadini per la qualificazione delle aree verdi, dei giardini, dei servizi per sostenere percorsi di educazione all’aperto o per la richiesta di beni materiali, come per esempio l’acquisto di attrezzature e strumenti per la riqualificazione di manufatti, locali e aree verdi della scuola; beni immateriali, come attività educative e formative, culturali, di sostenibilità ambientale e condivisione di tematiche.
Il risultato che ne emerge è un'esigenza evidente e diffusa di condividere idee, sfruttare competenze e organizzarsi per rivitalizzare la città, intervenendo dove appare più trascurata senza aspettare azioni «dall’alto».
È questo il senso e lo spirito che anima i patti di collaborazione tra il Comune e i bolognesi, che siano associazioni, enti, fondazioni, scuole o semplici cittadini: una collaborazione costruttiva tra la sfera pubblica, privata e del terzo settore in cui le energie dei singoli, dei gruppi informali e delle associazioni vengono così messe a disposizione della comunità per contribuire a dare soluzione a sfide che riguardano l'intera comunità.

Alcuni esempi:

Il kit in condivisione nei parchi per i compleanni dei bambini al Porto Saragozza
Due panche, due tavoli, una borsa frigo, un piccolo gazebo, delle tovaglie, un posacenere e un telo impermeabile da mettere sul prato: sono questi gli oggetti che comporranno il kit per festeggiare i compleanni dei bambini nei parchi pubblici, che sarà totalmente gratuito e condiviso. L’idea è del gruppo informale Mammabo che, dopo aver raccolto sulla loro pagina Facebook i pareri dei genitori, hanno proposto al presidente del quartiere Porto - Saragozza Lorenzo Cipriani di avviare un patto di collaborazione. Quello che è stato chiesto al Comune per portare avanti l’iniziativa è di dividere le spese dando un piccolo contributo, i genitori si dovranno solo occupare di ripulire l’area verde dopo il compleanno e di rimettere tutto a posto.

Una mappatura tridimensionale che farà «emergere» l’Aposa
«Divulgare il patrimonio storico di tutto quanto ha legato e lega tutt’ora Bologna all’acqua, che per secoli ne ha fatto la fortuna e la ricchezza». È questo il fine che, da diciotto anni, perseguono i membri dell’ Associazione amici delle vie d’acqua e dei sotterranei di Bologna, i primi in città a mettere a disposizione percorsi sotterranei visitabili da tutti. E questo mese partirà ancora un progetto volto a riportare idealmente in superficie ciò che sta sotto la città.
Una mappatura in 3D dell’intero percorso del torrente Aposa a partire dal tratto che va da piazza Minghetti a piazza San Martino.
Una volta rilevati i dati potranno essere utilizzati su più livelli: a un livello base come semplice visione del percorso, sia fotografico che come nuvola di punti; possono servire per individuare un’eventuale area da bonificare, grazie alla rilevazione precisa dei dati fisici della galleria oppure, non da ultimo, per un potenziale percorso turistico».
Per l’operazione, stendibile in futuro anche ad alti siti del territorio, c’è bisogno di software molto sofisticati e di veri esperti del settore, ottenuti grazie alla collaborazione con il Collegio dei geometri della provincia di Bologna e il settore Marketing Urbano e Turismo del Comune di Bologna.

Riportare i salti mortali del parkour alla Croce del Biacco
Si chiama «Progetto Jumpin’ Cross» ed è volto a valorizzare e rendere fruibile, sotto l’aspetto sportivo e della tutela igienica, la zona dedicata al parkour di Bella Fuori 3 in zona Croce del Biacco. Si muoveranno in questa direzione l’Associazione italiana cultura e sport (Aics) ed Eden Asd, associazione che organizza corsi di sport urban-freestyle, discipline circensi, arti marziali e altro ancora.
Il parkour è «privo di limiti spaziali» quindi potenzialmente pericoloso senza l’affiancamento di professionisti poiché consiste nella combinazione di vari movimenti come salto, arrampicata ed equilibrio.
A Bologna sta attirando sempre più persone: al centro di Eden Asd, in via Stalingrado, se ne occupano da dieci anni e hanno circa un’ottantina di praticanti.
Il Quartiere San Donato - San Vitale, sensibile allo sport, ha deciso di portare avanti il progetto collaborando in modo positivo con il presidente del Quartiere.

Infine, l'azione più recente (18 aprile 2017) è la stipula del “Patto generale di collaborazione per la promozione e la tutela dei diritti delle persone e della comunità LGBTQI nella città di Bologna”.
Il documento è il frutto di un percorso tra l'Amministrazione comunale e 14 associazioni LGBTQI che hanno presentato 52 progetti dopo l'avviso pubblico dello scorso 23 gennaio. Con la firma del Patto, il Comune di Bologna prosegue la tradizione di avanguardia che lo caratterizza da più di 30 anni nel rapporto con le associazioni gay, lesbiche e transessuali.
Con questo patto di collaborazione, che avrà valore fino al 30 settembre 2021, l'Amministrazione Comunale e le associazioni firmatarie hanno stabilito un Piano di azione locale articolato in bisogni, obiettivi e azioni. Le azioni che le associazioni firmatarie realizzeranno sono sussidiarie a quelle del Comune e hanno l'obiettivo di rimuovere ogni forma di discriminazione e tutelare i diritti delle persone e della comunità LGBTQI con il fine ultimo che ogni cittadina e ogni cittadino possa vivere liberamente la propria identità e il proprio orientamento sessuale.

Per maggiori informazioni: http://comunita.comune.bologna.it

 

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